La tempera, a prima vista, appare come un colore facile: la base acquosa e il legante di colla o caseina fanno immaginare che basti un po’ d’acqua per far tutto tornare pulito. Eppure, se il pigmento resta a contatto con tessuti, legno o muri porosi più di qualche minuto, l’acqua evapora, il legante s’indurisce e la macchia si ancora fra le fibre. Il segreto per eliminarla senza danni sta nel cogliere la fase di transizione, quando la pellicola non è ancora cristallizzata, e nel conoscere la natura del supporto perché un errore di solvente su seta o su intonaco può essere peggiore della macchia stessa.
Indice
Cogliere il momento d’oro: agire prima che la colla si stabilizzi
Tutte le superfici rispondono meglio a un pezzo di stoffa inumidito di sola acqua tiepida se si interviene entro tre minuti dal contatto. La colla animale o la caseina non ha avuto il tempo di reticolarsi: si gonfia, si rammollisce e scorre via trascinando il pigmento. Su un jeans o su una T-shirt di cotone basta tamponare a rovescio sotto il rubinetto, lasciando che il flusso spinga il colore dal retro verso l’esterno; su un pavimento in legno verniciato un velo di panno umido, mosso in cerchi larghi, toglie ogni traccia.
Quando la tempera si è asciugata sul tessuto e l’acqua non basta più
Se il colore ha fatto in tempo a seccare, il primo alleato diventa il sapone di Marsiglia puro: inumidire la zona, strofinare la saponetta finché non forma una crema densa, attendere cinque minuti e risciacquare. Il sapone emulsionerà la pellicola indurita, liberandola in filamenti colorati. Per macchie tenaci su fibre sintetiche che trattengono il pigmento, uno spruzzo di alcool isopropilico a novanta gradi, lasciato agire due minuti prima del sapone, stacca il legante senza stingere i tessuti. È importante non superare i cinque minuti di contatto con l’alcool per evitare aloni.
Il muro dipinto accidentalmente: rovinare la pittura o salvare la tempera?
Sulle pareti il dilemma è frequente: strofinare e rischiare di scorticare la pittura o convivere con la macchia. La soluzione intermedia arriva dal bicarbonato di sodio. Si scioglie un cucchiaino in mezza tazza d’acqua calda, si imbeve una spugna morbida, si strizza e si passa con tocco leggero. Il bicarbonato agisce come tampone alcalino che ammorbidisce la caseina, mentre i cristalli finissimi esfoliano il pigmento senza intaccare la maggior parte delle idropitture lavabili. Chi ha pareti a tempera (non lavabile) deve, invece, intervenire a secco: con la gomma pane di uso artistico si tampona più volte la zona fino a sollevare il velo di colore. Solo se resta un alone si applica una mano di ritocco con la stessa pittura di fondo.
Legno nudo o mobili in compensato: togliere la macchia e non alzare le fibre
Il legno assorbe rapidamente l’acqua; quindi l’obiettivo è limitare il contatto liquido. Si strofina la macchia con panno inumidito di acqua tiepida e sapone neutro, poi si asciuga immediatamente con phon tiepido, direzionandolo a venti centimetri di distanza per evitare shock termici. Se la tempera ha penetrato la fibra, un velo di alcol denaturato steso con pennello fine scioglie il pigmento, che si solleva delicatamente con cotton fioc, seguito da velo di cera d’api a chiudere il poro.
Plastica, vetro e superfici smaltate: il vantaggio dell’inerzia chimica
Su questi materiali l’acqua calda fa già il novanta per cento del lavoro. Basta immergere l’oggetto o appoggiare un panno bollente umido per qualche minuto, poi passare una spatolina in plastica a quarantacinque gradi che solleva il film come un adesivo. In caso di residui colorati si finisce con un fazzoletto inumidito d’aceto bianco che rimuove la patina di carbonato lasciata dai minerali, restituendo la brillantezza originale.
Il tocco finale: neutralizzare gli odori e proteggere le superfici
Dopo solventi e saponi, un passaggio di acqua distillata con tre gocce di olio essenziale di lavanda non serve solo a profumare: l’olio rilascia una pellicola microscopica che ostacola l’attecchimento di nuove macchie e, sui tessuti, facilita il ferro da stiro scivolando senza lucidare le fibre. Il legno gradisce due gocce di olio di lino cotto che ripristina la quota di grassi estratti dall’alcool.
Conclusioni
Tolto il carattere ludico, la tempera è un colore serio che pretende l’intervento giusto: acqua tiepida immediata per il fresco, sapone e alcool delicato per l’asciutto, bicarbonato o gomma pane per i muri, phon e cera per il legno, immersione calda per vetro e plastica. Così la tela resta l’unico supporto legittimo per i capolavori domestici, mentre pavimenti, tende e pareti ritrovano il candore che li rende la cornice neutra di ogni giornata creativa.